Quanto ti costa davvero una prenotazione OTA

La commissione la leggi in fattura. Il resto del conto no: dati che non vedi, upselling che non parte, ospiti fedeli al portale invece che a te.

Il conto che non finisce con la commissione

Facciamo un esempio con numeri tondi, giusto per ragionare: su un soggiorno da 1.000 euro, una commissione del 18% sono 180 euro. La tua percentuale reale la conosci già dall’estratto conto, e fin qui nessuna sorpresa. Il punto è che questo è solo il costo visibile.

I costi che non compaiono in fattura

L’email dell’ospite arriva mascherata e scade: niente proposta di ritorno l’anno dopo, niente upselling prima dell’arrivo, una scheda cliente magra. E la relazione la costruisce il portale, non tu: è al suo programma fedeltà che l’ospite resta legato, è lì che tornerà a cercare “hotel con spa” l’estate prossima, magari trovandoci un tuo concorrente in prima posizione.

La commissione si legge in fattura. L’ospite che l’anno dopo prenota altrove, no.

Il punto non è togliere le OTA

Sono una vetrina utile, soprattutto sui mercati dove nessuno ti conosce ancora. Il punto è non perdere le richieste dirette che già arrivano: email, WhatsApp, telefonate, visite al sito. Ogni richiesta diretta che resta ore senza risposta è un ospite che torna sul portale, dove la risposta è immediata. L’Hotel Fanes, lavorando proprio su risposte e preventivi rapidi, dichiara un +20% di fatturato in un anno (dato della struttura, dal caso studio).

Tre domande per il tuo conto

Quante richieste dirette restano senza risposta entro un’ora? Quanti preventivi chiesti non partono mai, perché la giornata è finita prima? E se una parte delle notti intermediate diventasse diretta, che margine libererebbe? Bastano queste tre risposte per capire quanto vale il problema, prima ancora di parlare di strumenti.